”Svezzamento”: parliamone!

L’inserimento di cibo diverso dal latte nella vita dei nostri figli è un momento tanto emozionante, quanto pieno di dubbi e domande e troppo spesso carico di grandi aspettative. 

“Lasciami i miei tempi”

C’è tanta fretta nei confronti dei bambini, complice una società che va tanto di fretta. Devono dormire da soli. Devono consolarsi da soli. Devono sostituire la poppata con il cibo. Una grande corsa, che rischia, pur di farci arrivare in vetta, di farci perdere il panorama.

È difficile lasciare andare quelle tante convinzioni e conoscenze che sappiamo essere valide per noi adulti, lasciando spazio al punto di vista dei cuccioli.

A tavola, troppo spesso, ci si focalizza sul risultato di vedere finito il quantitativo da noi preparato, piuttosto che concentrarsi sul fatto che l’esperienza nuova del pasto, per i bimbi, è un vero e proprio momento di esplorazione e scoperta. 

È una fase che richiede pazienza, un approccio sereno e del tutto privo di aspettative. I bimbi sono i veri indiscussi protagonisti e il genitore dovrebbe limitarsi ad osservare e proporre scelte sane e genuine. 

“Lascia che mi sbagli”

In questa fase piena di sperimentazione devono essere lasciati liberi di tentare, anche solo di provare ad afferrare cibo, di plasmarlo, di osservarne le diverse forme, di riconoscerne il diverso rumore e saperne riconoscere le diverse consistenze. In queste ottica, il ruolo del genitore è fondamentale. Non impone, non aiuta o forza gli assaggi ma permette di tentare, di sporcarsi, di “sbagliare”. Pensiamo per esempio a tutte le volte che i bambini, inizialmente, non riescono a centrare la propria bocca. Infondo, è un po’ quello che si fa anche quando si muovono i primi passi, si cade, si tenta, ci si rialza in piedi. Alla fine, li vedremo andare a passi ben decisi da soli. 

“Lascia che mi sporchi”

Evitare che facciano da soli per paura che sporchino, è un’occasione persa di apprendimento (anche se vi so nel cuore per gli scenari alla Jackson Pollock in cucina post pasto!). Visto che apprenderanno più tardi e si sporcheranno comunque, tanto vale lasciarli liberi da subito.

“Lascia che mi autoregoli”

Oggi, sappiamo molto bene quanto i cuccioli di uomo abbiano una perfetta autoregolazione. Per questo motivo dovremmo saper ben riconoscere i segnali di fame e sazietà, senza forzare o imporre. 

A tal proposito a ottobre 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato delle nuove linee guida per l’alimentazione complementare destinate ai neonati e bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi. Le linee guida sono riassunte in 7 punti principali e al settimo punto citano:

‘’i bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi dovrebbero essere alimentati in modo responsivo, ovvero con “pratiche alimentari che incoraggiano il bambino a mangiare autonomamente e in risposta alle esigenze fisiologiche e di sviluppo, che possono incoraggiare l’autoregolazione nel mangiare e sostenere lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale”.

Cosa ci portiamo a casa da questo punto chiave? Ascoltiamo e osserviamo i nostri figli. Non forziamoli a finire quando chiaramente ci dicono basta. Non facciamo partire trenini, aeroplani, balletti, show, pupazzi, cartoni sul tablet e chi più ne ha più ne metta, purché finiscano. L’alimentazione responsiva fonda le proprie basi sull’ascolto attento dell’adulto di ciò che il bimbo prova e manifesta durante il pasto. Compito del genitore è rispondere in maniera adeguata (non è facile i primi momenti) a queste sensazioni, in modo tale che i bimbi si sentano rispettati e venga preservata nel tempo la loro innata autoregolazione di fronte al cibo.

Spesso ci si interroga troppo su quanto dovrebbe mangiare il bambino, quanto devono essere esattamente i grammi delle porzioni e anche qui l’aspettativa è spesso eccessiva. 

Il bello di un bambino in svezzamento è condurlo alla scoperta dei gusti e dei sapori, non riempirlo di dosi precise e talvolta eccessive. Spesso “non finisce tutto” perché gli si sta dando effettivamente troppo.

Proprio su questo punto dovremmo fare un passo indietro a ciò che sappiamo giusto per gli adulti e che per il bimbo in svezzamento si ribalta. Per esempio, sappiamo bene quanto le verdure siano importanti nel piatto sano dell’adulto, dovendo costituire la parte più rappresentativa del piatto. Per il bambino le proporzioni del piatto sano cambiano. È vero che le verdure devono essere sempre presenti, ma considerateli assaggi. Vi stupirà infatti sapere che ne basta qualche cucchiaino i primi tempi. “Ma come qualche cucchiaino? Io gli sto facendo certi passati e vellutate…e come se le mangia!”. L’intestino del vostro bimbo è ancora immaturo, non è in grado di metabolizzare in modo corretto la fibra. Un eccesso di fibra rischierebbe di saziarlo precocemente (a scapito, per esempio, dei carboidrati che devono essere per loro la parte più rappresentativa del piatto), ridurre l’assorbimento di importanti nutrienti come il ferro e creare aria e fermentazione nel pancino. Questo è lo stesso motivo per cui fino ai 12 mesi si consigliano i legumi decorticati o passati oppure di andarci piano con gli alimenti integrali o con grosse quantità di frutta e verdura. Ovviamente, restiamo sempre e comunque flessibili e ricordiamoci che non succede nulla se una tantum il bimbo mangia qualche fusillo integrale o dei legumi non passati dal piatto del genitore. Sono eccezioni e come tali nel totale non faranno differenza.

I carboidrati li abbiamo sistemati, devono essere ben presenti e le proteine? Quante? Deve crescere!”

 Anche se è vero che il fabbisogno proteico del bambino è più alto rispetto all’adulto (in termini di g per kg di peso corporeo), ricordandoci quanto pesano a questa età, si capisce bene quanto ci vuole poco a soddisfare tale fabbisogno. In aggiunta, quando il bambino introduce alimenti solidi, integra e non abbandona (e non deve abbandonare) del tutto il latte materno o di formula. Il cibo si affianca al latte gradualmente e grazie al latte e a poche altre introduzioni quindi, il bambino, riuscirà facilmente a soddisfare tale fabbisogno. Inoltre, le fonti proteiche andranno ruotate il più possibile. Variare tra uova, legumi, carne, formaggi, pesce. Per intenderci, non tutti i giorni carne e formaggino (tra l’altro quest’ultimo non è meglio perché è “ino” e fatto apposta per il bambino). Tengo inoltre a chiarire la gradualità in termini di porzioni. La letteratura scientifica ci dice infatti che un eccesso di proteine, i primi anni di vita, si correla con una maggior incidenza di sovrappeso e obesità in età adulta.

Il vecchio e superato parmigiano e omogeneizzato di carne nella stessa pappa appare quindi molto lontano dalle reali necessità del bambino in questa fase. Mi stupisce sempre tanto quando viene ancora consigliato. Inoltre, non ha veramente senso tutto il terrore sul “non salare le pappe” se poi di fatto ci si fa aggiungere parmigiano che è molto salato.

Negli ultimi anni c’è troppa confusione tra svezzamento tradizionale, autosvezzamento o chiamatelo come più vi piace e tutto ciò che circola in rete e non. 

Sembra che sia una gara tra schemini rigidi e prestampati vintage e sventolamento di fusilli e spaghetti dall’altra. Ci si sente quasi forzati a prendere l’una o l’altra via.  Ogni bimbo è unico, come lo è la famiglia in cui cresce. Non possono esistere regole universali valide per tutti.  

Colgo l’occasione per fare una piccola precisazione nella confusione che circola. Non è questo l’articolo in cui parlo di cosa è l’autosvezzamento (puoi trovare qui l’articolo https://gtassarottinutrizionista.com/2023/05/25/autosvezzamento-o-alimentazione-complementare-a-richiesta-io-mangio-con-voi-e-come-voi/), tuttavia mi piace chiarire cosa NON è l’autosvezzamento (o per meglio dire “alimentazione complementare a richiesta”):

-NON è dare al bambino qualunque cosa passi dalla cucina;

-NON è mangio con mamma e papà salato e super condito;

-NON è sostituire le poppate con il cibo;

-NON è lasagna e cotolette fritte tutti i giorni;

“Lascia che ti imiti”

Non fa la differenza come si parte, ma piuttosto rendersi conto che man mano che il bimbo prenderà maggiore consapevolezza di quello che è il cibo, sarà sempre più attratto da quello che vedrà nei vostri piatti. Quindi, per questo motivo è importante che l’alimentazione della famiglia sia basata su cibo vero, privo di confezione sgargiante, genuino, cucinato con ingredienti di buona qualità. Ricordatevi che qualunque sentiate sia la vostra via, siete voi il vero esempio presente e futuro!

Se state per iniziare e non sapete da dove cominciare, se avete iniziato ma sono ancora tanti i dubbi e domande, contattatemi! Farò in modo di chiarire ogni vostro dubbio e aiutarvi a scegliere l’approccio che meglio si adatta alla vostra famiglia.

Chi ben comincia è già a metà dell’opera!

Giulia Tassarotti Biologa Nutrizionista -PISA-