
Trasferirsi in un altro Paese è una delle esperienze più arricchenti che si possano vivere.
Quando lasciamo l’Italia, non portiamo con noi solo una valigia: ci spostiamo con le nostre abitudini, i nostri ritmi, la nostra cultura alimentare.
Eppure, una volta arrivati, ci si trova immersi in un mondo nuovo: con orari diversi, tante cose da gestire, cibi sconosciuti e supermercati che non assomigliano affatto a quelli di casa.
E spesso, tra la voglia di adattarsi e il bisogno di sentirsi “a posto”, è proprio l’alimentazione a risentirne.
Con il tempo ho imparato quanto l’alimentazione possa cambiare quando si vive lontano da casa.
Per questo, oggi mi capita spesso di affiancare italiani che vivono all’estero nel ritrovare equilibrio e serenità a tavola — un tema che porto con me, perché l’ho vissuto da vicino.
Vivere all’estero porta con sé un inevitabile periodo di adattamento.
E l’alimentazione, che è fatta di abitudini, memorie, rituali e identità, entra subito in questo processo.
Orari e ritmi diversi
In molti Paesi si mangia molto presto o molto tardi, e conciliare questo con le nostre abitudini non è immediato.
In più, i ritmi lavorativi possono essere molto diversi da quelli a cui si era abituati: turni lunghi, spezzati o serali rendono difficile mantenere pause pasto regolari. Ci si ritrova spesso a mangiare quando si può, anziché quando serve davvero, e questo può influenzare sia l’energia che la percezione della fame.
Scarsa disponibilità di alimenti familiari
Alcuni prodotti sono difficili da reperire o molto costosi.
Si diventa esperti nel riempire valigie con cibi “che tanto non trovo” e nell’attendere con entusiasmo il famoso pacco da casa, pieno di affetto e di sapori che fanno sentire più vicini alle proprie radici.
Quando ciò a cui siamo abituati o che davvero ci piace viene a mancare, è facile ricorrere a soluzioni rapide e poco equilibrate: non per mancanza di volontà, ma anche perché il cibo può anche rappresentare casa, sicurezza, continuità.
Cultura alimentare differente
In alcuni Paesi la convivialità tipica italiana lascia spazio a ritmi più veloci, pasti “al volo”, oppure a una forte cultura dell’alcool accompagnata non da veri e propri pasti, ma soprattutto snacking continuo.
Quando il pasto condiviso viene meno, non perdiamo solo un’abitudine: perdiamo un momento di relazione e di equilibrio.
Stress e solitudine
Nei primi mesi si è immersi nella ricerca del lavoro, della casa, nelle difficoltà legate alla burocrazia e talvolta alla lingua…
Il cibo può diventare rifugio, conforto, una pausa emotiva.
Disorganizzazione e mancanza di routine
Senza punti di riferimento chiari, si rischia di improvvisare troppo: si saltano pasti, si mangia in modo irregolare, si costruiscono meccanismi e organizzazioni quotidiani che non ci rispecchiano più.
È spesso in questi momenti che si comprende che l’alimentazione non è fatta solo di nutrienti, ma è anche un atto culturale, emotivo e sociale.
In queste situazioni, il supporto di un professionista può fare una grande differenza per costruire insieme un nuovo equilibrio che tenga conto di:
- le abitudini locali;
- i nuovi ritmi di lavoro o studio;
- la disponibilità di cibi sul posto;
L’obiettivo è creare una nuova armonia tra radici e presente. Trovare un’alimentazione che sia allo stesso tempo pratica, piacevole e in linea con la propria identità può fare davvero la differenza nel benessere quotidiano.
Una strategia utile può essere quella di lavorare su alcuni aspetti chiave, come:
- Riorganizzare i pasti in base ai nuovi orari e ritmi della giornata;
- Scoprire alternative locali agli alimenti difficili da reperire;
- Ricostruire una routine sostenibile, flessibile e applicabile nella vita reale;
- Mantenere il piacere del cibo e il legame con le proprie origini, senza sentirsi “fuori posto”;
Perché adattarsi non significa rinunciare a ciò che ci rappresenta, ma imparare a portarlo con sé, ovunque si vada.
Ritrovare equilibrio a tavola in un contesto diverso non è semplice.
Richiede consapevolezza, tempo, flessibilità e — quando serve — una guida.
Se ti sei trasferito da poco, o vivi da anni all’estero e senti che qualcosa nel tuo modo di mangiare non ti rispecchia più, ricorda che non c’è nulla di “sbagliato”: è solo il riflesso di un cambiamento importante.
Ripartire anche da piccoli gesti quotidiani può riportare equilibrio anche lontano da casa.
A volte basta un passo alla volta, ma fatto nella direzione giusta.
In qualunque parte del mondo tu sia.